Lettera Apostolica di Sua Snatità Moran Mor Ignatios Afrem II - Genocidio 1915-2014 - Chiesa Siro Ortodossa di Antiochia

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Lettera Apostolica di Sua Snatità Moran Mor Ignatios Afrem II - Genocidio 1915-2014

Lettera Apostolica di Sua Snatità Moran Mor Ignatios Afrem II

Genocidio 1915-2014
Estendiamo la nostra benevolenza apostolica, le preghiere e i saluti al nostro amato fratello, Sua Beatitudine Mor Basilius Thomas I, Catholicos d’India, alle loro Eminenze i Metropoliti, ai nostri figli spirituali: reverendi corepiscopali, reverendi preti, monaci, suore, diaconi e diaconesse e alla comunità siro-ortodossa presente nel mondo. Possa la divina provvidenza abbracciarvi tutti attraverso l’intercessione della Vergine Maria, Madre di Dio, San Pietro, gli apostoli, i santi e i gloriosi martiri. Amen.

“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo o la spada?” 
(Romani 8:35)

Il 2015 segnerà il primo centenario commemorativo del genocidio del nostro popolo siriaco, noto come “Sayfo-Spada”.
Agli albori del 20.mo secolo, durante l’Impero Ottomano, i nostri antenati furono trucidati. Oltre mezzo milione di Siriani fu massacrato, con Armeni e Cristiani, i sopravvissuti furono allontanati dalle loro case, terre e proprietà vennero confiscate, le dignità violate e calpestate. Molti furono costretti ad abiurare la propria fede e il proprio credo, le Chiese vennero ridotte in stalle, ristoranti o fabbriche. Lo scopo di tali atrocità era cancellare il benché minimo segno della presenza cristiana nella regione e di saccheggiarne proprietà e ricchezze. Siamo diventati, di fatto, figli dei martiri d’Oriente, dove noi, i Siriani, abbiamo da sempre contribuito allo sviluppo della civiltà, della cultura, della fede; noti per il grande amore che nutriamo verso la scienza, il progresso e la forte determinazione che ci contraddistingue a dispetto di tutte le tragedie vissute.
Questi tragici eventi furono perpetrati dallo Stato Ottomano ma non solo, macchiando così la Regione di sofferenza e miseria. Il nostro vicino colpì il proprio vicino Cristiano a morte, esponendolo al massacro e alla persecuzione senza alcuna motivazione o giustificazione. Il popolo Siriaco- arameo divenne noto per sopportare stoicamente le tragedie e per essere  vittima di cospirazioni e complicità in una persecuzione organizzata atta a sopprimerlo e annichilirlo.

È passato un secolo dal genocidio di “Sayfo”, ma le ferite sanguinano ancora. A testimonianza del suo martirio, la Chiesa siro-ortodossa s’impegna a prendere una posizione storica e a risvegliare la coscienza dell’Umanità che langue in un sonno profondo, incurante del fatto che colui che tace la verità si rende a sua volta complice di quest’orrore. La Chiesa ha fatto suo il compito di ricordare al mondo uno dei più efferati e crudeli crimini del 20.mo secolo. Questo genocidio non svanirà dalla memoria umana fintanto che anche un solo individuo getterà luce negli occhi di chi non vuole vedere e parole in orecchie di chi non vuole sentire, lo scopo è risvegliare dall’oblio e dal torpore la Comunità Internazionale.
Possiamo ignorare un genocidio che ha costituito la ragione primaria dello “sradicamento” dalla nostra terra, che ha distrutto le nostre Chiese e violato il nostro onore e la nostra dignità?

Dopo 100 anni assistiamo ancora a morte e distruzione, i Cristiani sono nuovamente nel mirino e pare non vi siano accordi internazionali né leggi adeguate a protezione e tutela dei diritti umani dei Cristiani. Non da ultimo sembra che il mondo non provi pietà o semplicemente non provi interesse. Ogni crimine perpetrato è più atroce del precedente.
Quanto poco sono cambiate le cose dai tempi di Safyo.  L’estate scorsa gli abitanti di Mosul sono stati costretti ad allontanarsi dalla loro città e gli abitanti dei villaggi situati nella piana di Ninive cacciati dalla terra dei loro padri. Il popolo siriaco-arameo si trova ancora una volta a vagare errante alla ricerca di un luogo ameno dove fermarsi, cercare riparo e mettere radici per una vita all’insegna della pace e della sicurezza.

 La nostra comunità in Siria vive le atrocità della guerra. Decine di migliaia hanno lasciato il Paese diventando dei rifugiati in varie parti del mondo. A dispetto di tutto ciò, noi speriamo ancora in un domani più sereno, dove la verità possa trionfare, la menzogna essere scoperta e sconfitta e dove si possa ricominciare ad adorare e lodare liberamente il nostro Dio nella nostra terra, la culla della nostra civiltà. Non abbandoneremo mai la nostra fede, una fede che ci è stata affidata. 

Crediamo alle parole del nostro Signore Gesù Cristo che ha detto: “Abbiate coraggio, poiché io ho vinto il mondo.” (Giovanni  16:33).

Tutte queste persecuzioni non ci scoraggeranno dal rimanere fermi e saldi nella fede nel Signore Gesù, dal rimanere ancorati alla nostra Santa Chiesa e ai suoi insegnamenti, come i martiri che sacrificarono la loro vita per diffondere la fede così come è stato riportato da uno dei nostri padri siriani: “Laddove i martiri sono stati massacrati e smembrati, lì dimora lo Spirito Santo e aleggia la Pace.”

Anche se fossimo costretti ad abbandonare la nostra terra per un certo periodo, vi saremo sempre legati, anelando l’eredità dei nostri antenati, rimanendo fedeli alla nostra missione cristiana e trasmettendo tutto ciò alle generazioni future, mentre nella mente portiamo vive le parole del Signore: “Chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato.” (Matteo 10:22).

Miei cari fratelli in Cristo, durante l’incontro del Santo e Universale Sinodo della Chiesa Ortodossa di Antiochia, tenutosi il 25 maggio 2014, abbiamo deciso di dedicare l’anno 2015 alla commemorazione del centenario del genocidio “Sayfo”, genocidio durante il quale sono stati perpetrati massacri contro i siriaci-aramei. A tale proposito abbiamo costituito un comitato patriarcale per prepararci e coordinare tutte le persone coinvolte nell’organizzazione di seminari, lezioni, mostre e rappresentazioni. Apriremo il centenario celebrando la Divina Liturgia nella Santa Sede Apostolica di Damasco l’11 gennaio 2015 e in Libano il 18 gennaio. Svariate attività accompagneranno l’apertura del centenario. Il Patriarcato parteciperà inoltre alle celebrazioni e alle attività che si terranno in Svezia, America, India e Roma.
Queste celebrazioni costituiranno un chiaro messaggio per tutta l’umanità: i siriaci-aramei non sono estinti, non sono stati sconfitti e rifiutano di arrendersi all’umiliazione e all’assassinio, i siriaci-aramei   vogliono vivere.
Lo scopo di questa commemorazione non è fomentare odio e animosità, ma piuttosto mostrare fedeltà alla memoria dei nostri martiri innocenti e a ricordare a noi e alle generazioni future le crudeltà subite, affinché la nostra gente e le popolazioni tutte non debbano mai più subire simili atrocità.

Mentre ci accingiamo a commemorare questo importante evento, chiediamo alle nostre Chiese Siriache nel mondo di dedicare la celebrazione della Divina Liturgia, una delle prossime due domeniche alle intenzioni di osservanza di questo centenario. Incoraggiamo inoltre i nostri figli spirituali di tutte le nostre parrocchie ad offrire preghiere e a celebrare la Divina Liturgia in ricordo di tutti i martiri del genocidio siriano. Parimenti invitiamo tutti i nostri fratelli arcivescovi a delineare un programma di celebrazioni ed attività appropriate durante questo 2015.
Preghiamo il Signore che abbia misericordia delle anime dei nostri martiri, soprattutto di quei siriaci-aramei caduti a Sayfo-Spada. Imploriamo Dio per la salvezza di colore che hanno sacrificato la loro vita, per tenere lontani dall’amara coppa della sofferenza, tutti quelli che credono nel Suo nome e diffondono il Suo messaggio di Pace e la promessa di salvezza nel mondo, in modo particolare al nostro Oriente che soffre, attraverso l’intercessione della Vergine Maria, madre di Dio, di tutti i martiri e i Santi. Amen.

Redatto dal nostro Patriarcato a Damasco, Siria   

11 Dicembre 2014
1° anno del nostro Patriarcato






 
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