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Chi Siamo

LA CHIESA SIRIACA DI ANTIOCHIA
testi tratti da "Antico Cristianesimo nella Turchia dell'Est Tur-Abdin"serie "Quaderni Islamo-Cristiani" del CADR - Marzo 1994
a.c.d. Anita Cinti Migliarini

"…. Dobbiamo far sapere che il nome "Siria" è un nome generico che si compone di due specie. Si chiamano Siriani, propriamente, gli abitanti della regione ad occidente dell’Eufrate, che si estende in lunghezza dal monte Ammanus, a nord di Antiochia, fino ai confini della regione della Palestina, a sud; in larghezza, dal mare (Mediterraneo) fino al fiume Eufrate…. Dunque quelli che sono ad occidente dell’Eufrate sono Siriani in senso proprio, ma, in senso lato, si chiamano Siriani coloro che parlano la lingua aramaica sia ad occidente che ad oriente dell’Eufrate, cioè dal mare fino alla Persia (includendo quindi la Mesopotamia)….. Radice e fondamento della lingua siriana, cioè aramaica, è Edessa" (Dionigi di Tellmahre - †845 da "Margaritae – Testi siriaci sulla preghiera – a cura di Paolo Bettiolo).L’Aramaico, una lingua semitica come l’akkadico, il fenicio, l’ebraico, era parlata da popolazioni stanziatesi in Mesopotamia nel XII-XI sec. a.C., dapprima nomadi, poi assimilate nei regni assiro-babilonesi.La sua scrittura alfabetica, improntata a quella fenicia, più facile a scriversi dell’assiro-babilonese dai caratteri cuneiformi, si impose a poco a poco già durante l’impero assiro (VIII sec. a.C.). Torna all'indice

Quando, dopo la distruzione di Ninive (612), Nabopolassar, arameo, fonda la dinastia neo-babilonese, l’aramaico è già la lingua commerciale e diventerà di li a poco la lingua dei rapporti diplomatici.Nel VI sec., Ciro il Grande, fondatore dell’impero Achemenide, che si estendeva dall’Egeo all’Indo, dal Caucaso all’Egitto, farà dell’aramaico la lingua ufficiale del suo Stato (parecchi documenti in aramaico di quest’epoca provengono dalla colonia ebraica di Elefantina, nel sud dell’Egitto).Gli stessi Ebrei, che avevano adottato l’aramaico durante la loro lunga prigionia a Babilonia, continuarono a parlarlo dopo il loro rientro in patria per opera di Ciro, nel 539 a.C. "Certe parti dei libri biblici di quest’epoca sono redatti direttamente in aramaico (Esdra e Daniele), e divenne necessario tradurre le stesse Scritture ebraiche in aramaico: questa fu l’origine dei targum. Nel III sec. a.C. l’ebraico era relegato al rango di lingua liturgica e letteraria. Il popolo parlava l’aramaico. Questo aramaico giudeo-palestinese sarà la lingua di Gesù, degli apostoli e dei rabbini" (C. Sélis).Con la conquista dell’impero persiano da parte di Alessandro Magno, alla fine del IV sec., in tutto il Medio Oriente lingua ufficiale dello stato diventerà il greco e l’aramaico si ramificherà in dialetti. Torna all'indice

Nel I sec. dell’era cristiana si distinguono ormai due grandi filoni della lingua aramaica: l’aramaico occidentale a Gerusalemme e in Palestina, e l’aramaico orientale a Edessa e Babilonia. In entrambe le aree si avranno produzioni letterarie specifiche, ebraiche e cristiane.In area cristiana, in aramaico orientale detto siriaco dal nome della provincia romana in cui si trovavano Edessa e Nisibis, i maggiori centri di produzione, viene redatta un’imponente letteratura, "la più importante della chiesa orientale del primo millennio" (Kawerau). Inoltre, data la particolare posizione geografica di questo territorio, il siriaco costituì il principale mezzo di trasmissione culturale tra due mondi: l’occidentale greco-latino, e l’orientale persiano-arabo. Molte opere di filosofia, di diritto, di geografia e scienze vennero tradotte dal greco in siriano e quindi in arabo. Torna all'indice

Oggi, questo aramaico-siriaco è tuttora parlato in Turchia, nel Tur Abdin come dialetto turoyo e, come suret, in altre quattro località: in Iraq, in Iran, in Siria e in Armenia. La versione dell’Antico Testamento ebraico in lingua aramaica, revisionata sul testo greco della LXX è detto Peshitta. Il termine significa "semplice", "retto", "comune". Si suppone intenda dire: "la traduzione semplice" o "di uso comune". Mosé bar Kepha (m. 904) che usa per la prima volta questo termine, dice:"quella [versione] che siamo soliti leggere" (P. B. Dirksen). Ma la questione se si intenda "semplice" rispetto ad altri testi più complessi, i targum per esempio, oppure "comune" come "vulgata", resta.La datazione è incerta, ma "doveva già esistere prima delle grandi controversie cristologiche, al più tardi prima del Concilio di Efeso del 431, perché altrimenti sarebbe incomprensibile che la Peshitta venisse utilizzata ugualmente sia dai nestoriani che dai monofisiti" (P. Kawerau).Il luogo di origine sembra logico localizzarlo in Edessa dove esisteva un’importante comunità giudaica. E’ un documento culturale e religioso di importanza primaria, per l’enorme influenza esercitata sulla lingua siriaca. Esistono diversi antichi manoscritti della Peshitta risalenti al IV e VI secolo. Torna all'indice

La Biblioteca Ambrosiana di Milano possiede un codice manoscritto della Peshitta del VI secolo (sotto la sigla B21) che è uno dei più completi esemplari esistenti dell’Antico Testamento siriano.L’edizione critica moderna della Peshitta, curata dal Peshitta Institute di Leiden, utilizza, quale testo base, il codice B12 della Biblioteca Ambrosiana. La storia del Cristianesimo in Siria, coincide con l’evangelizzazione delle città di Edessa e di Nisibis, contemporaneamente al diffondersi del Cristianesimo a partire da Antiochia, la capitale della diocesi imperiale della Siria, dove per la prima volta tutti i discepoli di Gesù, giudei e non giudei, e da allora per sempre, vennero chiamati "cristiani".La prima evangelizzazione qui si fa risalire alla predicazione del discepolo Addai (Taddeo), uno dei settanta, che dopo la Pentecoste sarebbe venuto a Edessa.Già dal II sec. la teologia siriana si caratterizza per una sua peculiarità e per la riflessione e l’opera di grandi figure: l’apologeta Taziano "l’Assiro", Bardesane di Edessa, Afraate, monaco asceta e vescovo noto anche col nome di Mar Jacob e S. Efrem "il siro", teologo, poeta e padre della Chiesa. Torna all'indice

I temi su cui amano soffermarsi sono: il problema della libertà dell’uomo, inclinato ma non vinto da natura e destino (Bardesane); la discesa del divino nel mondo corporeo e l’ascesa del corpo umano spiritualizzato dalla grazia santificante (Efrem); la presentazione del Cristianesimo come passaggio senza cesure dall’Antico al nuovo Testamento, perfetta prosecuzione del Giudaismo (Afraate). Speciale caratteristica del Cristianesimo di quest’area geografica infatti è la sua continuità con la tradizione giudaica, costituendo così il filone meno ellenizzato della Chiesa.Nei secoli IV e V si assiste in quest’area a una straordinaria fioritura di monachesimo nelle più diverse forme di vita anacoretica (stilitica, reclusa, cenobitica), che distingue la chiesa siriana (specie il fenomeno stilita) e la rende famosa su tutte le altre chiese.La celebre pellegrina spagnola Egeria, nel suo viaggio verso Oriente attraverso i luoghi santi, testimonia questo, scrivendo del suo desiderio di visitare i "santi monaci" così numerosi in Mesopotamia. Torna all'indice

La sola piccola area di Tur Abdin, nella quale si contano ottanta monasteri, alcuni dei quali tuttora attivi, deve il suo nome "Montagna dei servi di Dio" o "degli oranti", all’alto numero di monaci e monasteri che vi si concentrarono in quest’epoca.Il 451 è una data fondamentale per questa chiesa: si celebra il Concilio di Calcedonia, e si può dire cominci la storia della chiesa siro-ortodossa propriamente detta perché prima è storia della chiesa cristiana senza destinazioni.Il Concilio definisce l’esistenza in Cristo di una sola persona in due nature, umana e divina. La chiesa sira, come altre comunità orientali, i Copti per esempio, rifiuta questa distinzione affermando (un’unica natura da due nature una natura dopo la risurrezione) (monofisismo). Torna all'indice

Nascono tensioni con la grande chiesa (bizantina, soprattutto), ed entrano in giuoco, in queste zone di confine, rivalità e alleanze con in persiani Sasanidi, che già avevano accolto nei loro confini la fazione dei Nestoriani, condannati al Concilio di Efeso del 431 (saranno espulsi dai confini dell’Impero nel 562).L’imperatore Giustiniano (482-565) perseguitò i monofisiti in modo duro: Eraclio (?575-641) tentò una mediazione propagandando la dottrina del monotelismo ma le tensioni continueranno tanto da creare una vera spaccatura all’interno della chiesa. Torna all'indice

Si formarono chiese monofisite a carattere nazionale in Armenia, in Siria e Mesopotamia, in Egitto e Abissinia.La chiesa siro-occidentale a occidente del Tigri, quella che ricadeva all’interno dell’impero bizantino e si distingueva da quella nestoriana pure sira, espulsa dall’impero, sarà chiamata fino al XVII sec. Giacobita, da Jacob Baradai, vescovo di Edessa (541-78) che le diede la prima organizzazione. Nel VII sec., dopo la conquista araba, l’Islam nella convivenza con i Cristiani regolò i rapporti secondo le norme di un modus vivendi per Cristiani ed Ebrei, già sancito dal Corano e probabilmente imposto con la "Carta di Umar": la speciale protezione (Dhimma) prevista per la cosiddetta "gente del libro", che, in cambio di limitazioni in campo sociale ed economico, permise ai cristiani delle province orientali di continuare nella loro professione di fede.Il rapporto con l’Islam portò alla necessità di una vicendevole presentazione delle proprie dottrine di fede. Torna all'indice

Le prime opere in campo cristiano si debbono a Giovanni Damasceno († 743) che scrisse "Disputa tra un cristiano e un saraceno" e al suo discepolo Teodoro Abucara († 826) vescovo di Carre (Harran).Nel XII sec. i turchi selgiuchidi entrano in territorio bizantino (1071, battaglia di Mantzkert presso il lago Van) iniziando una sistematica conquista di tutta la penisola anatolica fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453, per opera di Mehmed II, e alla conquista (1512 – 1516) della Siria da Adana a Mosul, all’Arabia e all’Egitto, da parte di Selim I.Nel lungo periodo di stabilità politica che seguì, i cristiani vennero organizzati in giurisdizioni a base confessionale (Millet). I Siro-Ortodossi, che durante le Crociate avevano coabitato pacificamente, anche a causa del comune monofisismo, con gli Armeni nella Contea di Edessa, nel Regno della piccola Armenia, si videro uniti in uno stesso Millet con gli Armeni, sotto il Patriarcato armeno di Costantinopoli, quasi come nazione non territoriale all’interno del grande impero ottomano.Nel XVII sec. missionari occidentali, specialmente cappuccini, provocarono all’interno della chiesa siriana un movimento di unione alla chiesa latina, favorendo la nascita della chiesa siro-cattolica. Torna all'indice

Nel 1662, il vescovo Andrea Ahijan (1662 – 1677), favorevole all’unione, fece professione di fede cattolica, seguito da una parte dei fedeli e del clero, entrando da quel momento a far parte integrante della Chiesa Cattolica.L’altra parte rimane fedele alle origine della gerarchia della Chiesa Siro-Ortodossa di Antiochia.Nel 1955 il patriarcato siro-ortodosso entra a far parte del Concilio Ecumenico delle Chiese, che raggruppa la maggior parte delle Chiese cristiane ad eccezione di quella Cattolica.Nel 1963 durante il Concilio Vaticano II, all’invito del Papa Giovanni XXIII, il Patriarcato invia un osservatore nella persona dell’attuale patriarca, all’epoca semplice prete.Nel 1984 l’attuale patriarca Ignazio Zakka I Iwas incontra il papa Giovanni Paolo II a Roma. Torna all'indice

La comunicazione congiunta, pubblicata all’indomani di questo incontro, stipula chiaramente che: "Le incomprensioni e gli scismi che si sono verificati dopo il Concilio di Nicea non intaccano la sostanza della fede, dal momento che queste difficoltà sono sorte per motivi di divergenze terminologiche, di differenze culturali, di formulazioni diverse mutuate da differenti scuole teologiche per esprimere la stessa realtà".Dopo aver riaffermato la fede comune nella Trinità e nel mistero di Cristo, Dio fatto uomo, la dichiarazione, pur riconoscendo che la celebrazione congiunta dell’Eucarestia per le due comunità non è ancora possibile, permette ai fedeli di ciascuna delle due chiese di ricorrere, in caso di bisogno, ai sacramenti dell’altra, ed incoraggia la collaborazione in materia teologica (C. Sélis). Torna all'indice

La sede nominale del Patriarcato Siro- Ortodosso è da sempre la sede apostolica di Antiochia, ma i Patriarchi siri non risedettero mai in questa città. La sede fu il monastero di Deir Zafaran dal 1034 al 1924. Poi Homs (dal 1924 al 1959), e dal 1959 è Damasco. Torna all'indice

 
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